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Monday, July 14, 2008

Lingvo kaj Artefariteco





Prezento de la seminario Lingvo kaj Artefariteco che la Amsterdama Konferenco de universitata Instruado de Interlinguistiko kaj Esperanto, Junio 2008. Vidu http://www.esperantic.org/achome.htm


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Friday, July 11, 2008

Konferenco pri esperantologio kaj lingvistiko en Amsterdamo

La Universitato de Amsterdamo estos baldaŭ (17-18 julio 2008) kunvenejo de kvardeko da reprezentantoj de universitatoj kie Esperanto kaj interlingvistiko estas instruataj, inklude mi.

Labora konferenco kunvokita de CED, la Centro de Esploro kaj Dokumentado pri Mondaj Lingvaj Problemoj, donos al la grupo okazon komune pridiskuti siajn studprogramojn, la kondiĉojn sub kiuj ili laboras en siaj diversaj institucioj, kaj plifortigon de kunlaboro – inkluzive bibliotekajn interŝanĝojn kaj interŝanĝojn de personaro.

La konferenco okazos laŭ invito de la lektorato pri Esperanto kaj interlingvistiko en la Amsterdama Universitato, kun aktiva subteno de la Fako pri Lingvistiko. La ĉefa motoro surloke estas d-ro Wim Jansen, kiu gvidas la lektoraton. D-ro Jansen gvidos konferencan laborgrupon pri studprogramoj, d-rino Sabine Fiedler gvidos laborgrupon pri administracio de programoj, kaj d-ro Ulrich Lins gvidos laborgrupon pri interŝanĝoj.

“Nuntempe la programoj pri Esperanto kaj interlingvistiko en diversaj landoj de la mondo laboras esence en izoleco,” diris Humphrey Tonkin, direktoro de CED kaj unu el la organizantoj de la konferenco; “Nia celo estas pliintensigi la konversacion inter la diversaj programoj por plifortigi iliajn poziciojn kaj doni reciprokan helpon.”

Programoj pri Esperanto kaj interlingvistiko estas ofte starigitaj de unuopaj aktivuloj en difinitaj universitatoj kaj mankas al ili kontinueco. Sekve, plekti ilin en la strukturojn de la koncernaj universitatoj estas tre grave. Ankaŭ iliaj iniciatintoj ofte ne scias kiel kaj per kiuj studmaterialoj oni instruas en aliaj universitatoj. CED esperas starigi komunikan reton inter la programoj.

La konferencon finance subvencias ESF (Esperantic Studies Foundation), nordamerika fondaĵo, kiu subtenas esplorojn pri interlingvistiko kaj internaciaj lingvaj problemoj. Oni kolektas materialon ĉe retpaĝaro de la konferenco, tiel ke eĉ tiuj, kiuj ne povos ĉeesti, povos disponigi detalojn pri studmaterialoj, referaĵojn, raportojn ktp. al la konferencanoj. Kontribuantoj de utiligebla materialo ankaŭ havos aliron al la nove starigita retpaĝaro.

Sunday, July 06, 2008

A lovely ESSAP this year...

ESSAP just finished, and I'm proud of the results, being a local co-organizer, with Matteo, Vieri and the guys of Agilmente. This year we hadn't the facilities of 2007, as XP2007 occurred in Como, and I was in trouble of having participants from Europe. Well, this year we had more than in 2007! And the atmosphere creted was lovely, also because me and Matteo decided not to come back home every night but to sleep at De Filippi, where most participants were (so, I could finally have the occasion to play Lupus In Tabula, finally). A lot of interesting persons came to bring their agile eXperiences, and everyone was happy with it: both PhD and graduate students and professionals, whatever high their knowledge in Agile was.

And, for the guys who love Enterprise 2.0 success stories, we organized all with two wikis: the first is private, and shared among the organizers, and the other is public, being the school web site. no more wasting time in mailing lists! Wikis rock, and they are an agile tool too!

Wednesday, June 18, 2008

Another Pomodoro expert in Sweden

The Pomodoro Technique was invented by Francesco Cirillo, who is one of the first XPer in Italy, if not the first one in absolute, but since then the PT is spreading around the world. A clever guy has just written to me, and he has a very interesting post about the PT and pair programming. He has interesting observations about breaks. Check it out!

P.S.
OT: Download Firefox 3.0 today to achieve the Guiness Record!

Monday, June 16, 2008

Pomodori at Limerick

Wednesday, June 04, 2008

Prima lezione di esperanto al pub

Ho fatto un esperimento, ho provato a fare una lezione di esperanto al pub Old Fox di Milano, con alcuni amici incuriositi. È stato divertente, per me e credo anche per loro. Per me è stata una novità: ho sempre insegnato esperantologia in Università, ex cathedra, e farlo al pub invece è molto diverso, si imparano molte più cose dagli studenti.

Per chi fosse interessato a imparare una parola di esperanto al giorno, c'è un bel servizio del portale Lernu!, vorto de la tago. Copio e incollo la parola di oggi:
POLUI

Danĝere malpurigi vivesencan elementon de la naturo:

Industriaj fumoj poluas atmosferon.
La urbo estas poluita.
La polua nivelo de la Balta Maro estas aparte alta.
La poleno informas pri la atmosfera poluado.
La polueco en la rivero estas tre granda kaj pro tio fiŝoj ne vivas en ĝi.
Diversaj kemiaj substancoj estas poluaĵoj.
La lago poluiĝis.

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Avete ricevuto questo messaggio perché nel vostro profilo in http://it.lernu.net avete indicato di voler ricevere ogni giorno le "parole del giorno". Si tratta di un servizio speciale di lernu! mediante il quale è possibile leggere quanto contenuto in http://it.lernu.net/tagovortoj/ .

Friday, May 09, 2008

Norme editoriali: non solo bibliografia

Spesso studenti e amici mi chiedono consigli su come redigere i propri testi scientifici o accademici in generale. Se sfortunatamente non usano LaTeX (se non XeTeX, cosa dirgli? Be', Francesca mi ha passato le
le norme editoriali della casa editrice Olschki, che sono in italiano e in inglese, e sono di indubbia qualità sopraffina.

Ci sono anche consigli di videoscrittura, utili per chi non ha dimestichezza con testi più lunghi e più formali di un'email con un computer...

Thursday, April 10, 2008

ESSAP 2008 da Varese con furore

Anche quest'anno abbiamo fatto partire la ESSAP, la scuola estiva di agilità del mio Dipartimento. Qualcuno mi scrive che il fatto di non scorporare nella quota di iscrizione il vitto e alloggio dalla scuola stessa penalizza i varesotti che volessero partecipare. Be', è vero solo in parte. Intanto, chi è di Varese è comunque avvantaggiato perché non ha il costo del viaggio. Inoltre, c'è da considerare che, per come è strutturata Varese topograficamente, non essere tutti nello stesso posto anche di sera è un grave handicap: si perdono quelle opportunità di socializzazione tra i partecipanti che a volte insegnano più che il programma ufficiale... Per questo motivo abbiamo voluto che tutti quanti, organizzatori compresi, alloggiassero insieme. Alla fine, ci si guadagna tutti. Veramente.

Tuesday, March 25, 2008

Quasi quasi vorrei essere all'estero per votare...

Il mio amico Dario Taraborelli, ricercatore italiano all'estero, mi segnala con un certo divertimento la diversità di prospettive di un paio di candidati per le prossime elezioni. Da un lato troviamo Andrea Verde, cristianissimo e italianissimo ex-pornoimprenditore (indovinate per quale partito/polo?), dall'altro Beatrice Biagini, laica, giovane, mobile, che parla di lotta alla mafia come di rilancio della ricerca scientifica in Italia.

Mi trovo alle pendici del Monte Bianco, domani sarò nella Francia più profonda (Autun, nel Morvan). Dalla mia prospettiva le cose non sembrano così nette... Non so chi votare. O meglio, so che non posso votare evidenti vassalli del Vaticano e buffoni di corte, e per me alcuni sono chiaramente tali, non cercano nemmeno di nasconderlo (probabilmente non hanno neuroni a sufficienza per cogitare cotanti pensieri). Però anche nel Partito Democratico non c'è chiarezza. Dove sono i fondamentali fondamenti laici? Qualcuno me li deve dimostrare! No, per tenere su tutti si è accarrozzati anime filoclericali innominabili... E vedi anche i difficili rapporti del PD con i radicali, adesso (forse) risolti.

Certo che, da dottorando italiano in informatica, approvo quanto dice la Bea Biagini su ricerca e università, come non potrei?.

Comunque qualcosa qui qualcuno si cerca di farla. Io, per esempio, grazie alla fiducia datami dal mio direttore di Dipartimento, ho lanciato, con un collega più esperto di me, una scuola estiva d'eccellenza, europea, in inglese, con docenti invitati riconosciuti dalla comunità internazionale. Voglio dire, qualcosa si riesce ancora a fare. Se ci credi.

Wednesday, March 12, 2008

Koreaj studentoj skajpas esperante por lerni

332 koreaj studentoj komencis lerni Esperanton en la unua semestro de
la lernojaro 2008. En la tri universitatoj, Korea fremdlingva universitato (en la urboj Seulo kaj Yongin), Universitato Dankook (en la urboj Seulo kaj Chonan) kaj Universitato Wonkwang (en la urbo Iksan). Esperanto estas instruata oficiale kiel unu el la klerigaj lerno-objektoj.

Post unu semestra lernado (2008.3.1 - 2008.6.15) ili ricevas du notojn.
Al finlernantoj, Korea Esperanto-Asocio donas cxarman atestilon,kiu
estas alloga por kursanoj.

Dum la leciono, la studentoj provas paroli en Esperanto per Skajpo. Kiu volontulas skajpi kun ili bonvolu kontakti la kurso-gvidanton LEE Jung-kee, skajpnome "leejungkee".

Thursday, February 28, 2008

Il modello collaborativo dell'open source per lo sviluppo software


Nell'ambito del programma di eventi del Cantiere dei Mestieri ICT, si è tenuto martedì 26 Febbraio in via Santa Marta 18 a Milano un convegno inerente il tema “Iniziative e prospettive per l’Open Source nelle Aziende e nella Pubblica Amministrazione". Trasmetto qui il mio contributo come relatore.

Per i tech-manica: la mia prima volta di lucidi fatti interamente con Google Docs. Per un certo tipo di informazioni, ricche di foto, può esser più agile della coppia LaTeX/Beamer...

Tuesday, February 19, 2008

Quattro mestieri per me posson bastare

Ho scoperto che so fare delle cose e queste cose interessano delle persone che sono disposte a pagarmi per farle. Le chiamano mestieri o, più pomposamente, professioni. Non male per un bipadre poco più che trentenne, vero?

Nell'ordine, io faccio il mestiere di:

studente di dottorato in informatica, il che comprende fare ricerca

(uno);

docente di epistemologia, etica e deontologia dell'informatica e di interlinguistica ed esperantologia

(due);

facilitatore agile per aziende, a partire dalla nostra scuola estiva ESSAP

(tre);

assistente pneumafonista

(quattro).

Friday, February 15, 2008

Un pied a terre a Torino...

Lunedì scorso sono stato a Torino e ho scoperto, grazie al mio amico Fabrizio, un bellissimo Bed & Breakfast dall'atmosfera famigliare. Il signor Gino Nicosia vi accoglierà benissimo, e se siete fortunati avrete anche la vista sulla Mole...

Wednesday, January 23, 2008

L'insipienza del rettore de La Sapienza

Ho ricevuto dal collega Luca Foggetta il seguente invito spedito da Carlo Cosmelli, associato di Fisica a Roma, uno dei 67 "incriminati".
Agli amici, a colleghi conosciuti e sconosciuti, ai cittadini tutti,
che ci hanno inviato un mail di solidarietà.

Vi invio una lettera, scritta da Giorgio Parisi, fisico teorico, membro dell'accademia dei Lincei e di molte delle più prestigiose accademie del mondo, firmatario dell'appello, che può servire a chiarire alcuni punti stravolti dai media o semplicemente non detti in precedenza, e quindi non arrivati al grande pubblico. Molte reazioni negative sono state causate da una carenza di informazione.

Per ora esiste in rete un appello da firmare in nostro appoggio, che condividiamo pienamente. Vi saremo grati se voleste aderire e renderlo noto.

L'indirizzo è : http://www.petitiononline.com/386864c0/petition.html

Leggete l'appello e vedete se volete firmarlo. Io l'ho fatto. Per correttezza, riporto anche la lettera che hanno mandato il gruppo dei 67 di Roma al rettore (con la minuscola, non se la merita la maiuscola!) de La Sapienza:
Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato.

Qui potete leggere la lettera di Marcello Cini originaria. Notate che nessuno ha impedito a Ratzinger di parlare, né i 67 si sono sognati di rivolgersi a lui, ma correttamente, si sono rivolti al decisore, cioè al rettore. Ecco come racconta la vicenda Giorgio Parisi, in un brano della lettera summenzionata:

Il rettore non ci ha risposto e poco accortamente è andato avanti per la sua strada. A questo punto per noi (o almeno per la stragrande maggioranza dei firmatari) la questione era chiusa. La lettera è rispuntata fuori nei giorni recenti talmente all’improvviso che alcuni giornali hanno preso un abbaglio ed hanno pensato che fosse stata scritta il 10 gennaio. C’è stata una reazione popolare di un’ampiezza inaspettata (tremila interventi sul forum di Repubblica. La maggior parte a nostro favore) che a parer mio ha confermato il nostro giudizio che l’invito era incongruo.

La reazione dei lettori dei forum e quella di molti studenti romani mostra chiaramente che c’è una fortissima tensione politica intorno al problema della laicità e che la nostra lettera è stata una scintilla che ha fatto sviluppare un incendio in un bosco pieno di legna secca durante una libecciata.


Poco importa, secondo me, il fatto che Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, avesse previsto, e potete verificarlo, un intervento assolutamente non-fondamentalista, che è l'obiezione portata da molti cattolici. Il punto è che la scienza moderna, vale dire dal Seicento, il secolo della matematizzazione della natura, muove le mosse esattamente distaccandosi da quanto Ratzinger avrebbe detto nel concludere il suo intervento:
Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell'università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà. Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa e in base alla natura intrinseca di questo ministero pastorale è suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.

Proprio distaccandosi dalla teologia, intesa come speculazione intellettuale alla luce delle scritture bibliche ed evangeliche in particolare, che la scienza è divenuta moderna. Il Papa non poteva che concludere come avrebbe concluso, e questo era, francamente, inopportuno, come la petizione precisa:
Apprezziamo la sensibilità del Papa per aver declinato l'invito; non altrettanto si può dire del Rettore Renato Guarini, che si è mostrato inadatto al ruolo che ricopre, incapace di tutelare la laicità dell'Università e il dialogo universale. Inadempiente alle sue responsabilità di garante, ha posto i firmatari del suddetto appello nella scomoda posizione di dover supplire ai compiti di garanzia che gli sarebbero stati propri e determinato una spiacevolissima situazione.

In breve: moltissimi politici hanno attaccato il gruppo dei 67, andate a vedere alla fonte cos'hanno detto, come se loro avessero messo un veto sull'intervento del Papa. Perché in questo scalcagnato ex-bel-paese nessuno dice la verità? Quella con la vu minuscola? Quella degli uomini? Perché nessuno se l'è presa con il vero Primo Motore dell'inutile kaos, il rettore Renato Guarini?

Ah dottò, tu ha da parlar ingles!

L'amico Michele pone l'attenzione su un altro, ennesimo caso, di miope deriva linguistica del nostro ex-bel-paese, che continua a svilire il suo patrimonio nazionale in nome di una supposta maggior internazionalità. Cito dal blog di Michele:
L’inglese adesso vuole essere “imposto” dal Ministero a tutti i dottorandi, esso vuole diventare criterio discriminante su chi ha il diritto o no di fare scienza e ricerca, su chi può o meno iniziare la carriera accademica, a prescindere dalla disciplina scelta, sia essa fisica o storia del medioevo, a prescindere dalle competenze in altre lingue del candidato, viste come accessorie e quindi non necessarie. La conoscenza dell’italiano non è nemmeno dichiarata come indispensabile, dato che non è prevista nessuna norma a riguardo nel documento in questione, con l’esito paradossale che, a parità di altre condizioni, uno studente britannico ipso facto soddisfa tutti i criteri per accedere ai dottorati italiani, mentre un italiano che non sa l’inglese no.

Intendiamoci. È ovvio che, per un dottorando in informatica italiano come me, è impensabile scrivere la tesi di dottorato in una lingua altra dall'inglese: la ricerca nel campo dell'informatica in lingua italiana è inesistente. Diverso sarebbe stato il caso se io fossi stato francese o spagnolo. Avrei potuto scegliere. Oramai, quando penso nel campo dell'informatica penso direttamente in inglese, e a volte faccio fatica a trovare le parole per spiegare in italiano i miei concetti agli studenti (condizione che i linguisti chiamano di diglossia). È una situazione che accetto perché è il mio lavoro, ma non per questo mi dimentico che non è l'unica soluzione possibile, e comunque non la migliore possibile, da perseguire e generalizzare in tutte le discipline accademiche.

Amici e colleghi olandesi e svedesi mi raccontano che i loro Atenei, i primi ad anglicizzare i corsi di dottorato e di lì a scendere, stanno tornando sui propri passi. Perché? Intanto perché paradossalmente si forzava docenti e studenti a seguire i corsi in una lingua che, checché ce la raccontiamo, non padroneggiamo fino in fondo, quando tutti condividevano i partecipanti condividevano rispettivamente olandese o svedese. O magari c'era uno studente Erasmus. Tedesco, o danese, nei due casi che ho raccolto informalmente. Ma non solo. Si sono resi conto che mantenere un bilinguismo, seppur diglottico come la situazione che vivo io, a volte è un vantaggio. Perché si accede a un delta in più di risorse e possibilità di pubblicazione che i prigionieri del monolinguismo (inglese o altro) non hanno. Se si hanno due strumenti per interpretare lo stesso mondo di riferimento si ha un effetto doppler, i battimenti mentali creano molte più idee interessanti.

Ovviamente noi in Italia tutte queste cose le ignoriamo, a livello ministeriale, e quindi inseguiamo una linea che si è già rilevata perdente.

Wednesday, January 09, 2008

Lezione sull'open source, creative commons e i nuovi mercati

Sempre per i miei soliti fan, ecco tre serie di presentazioni, in ordine di visione:


Sunday, January 06, 2008

Google presents itself

This slideshow is interesting at an object level (i.e. the content) and at a meta-level (i.e. the visualization). In fact, it presents at lot of facts and data in a very compact way: the use of different text dimension I liked a lot. Try have a look!

Thursday, December 13, 2007

Lezione sui nuovi formati

Oggi ho tenuto la lezione sui nuovi formati al corso di Epistemologia. Per tutti gli interessati e i miei fan...

Thursday, December 06, 2007

Capire che i mercati diventano conversazioni non è banale

Ieri sono stato alla presentazione del libro scritto dall'amico Rosario Sica e da Emanuele Scotti. Per tutti quelli che si occupano di web 2.0 con le aziende è una lettura irrinunciabile. La cosa divertente è stata la collocazione ideologica, per così dire, dei cinque relatori principali, che si sono posti da un estremo all'altro della scena "politica" della valorizzazione delle idee e del sapere informale nelle aziende: da un lato l'ottimo Luca De Biase che ha detto cose secondo me molto condivisibili, tra le quali condivido le seguenti.

a) Se è vero che non è scritto da nessuna parte che bisogna abbracciare entusiasticamente l'idea di social enterprise 2.0 & dintorni, è anche vero che molte aziende non si capisce che ci stanno a fare, ora che il social networking è sempre più pervasivo. Voi fondereste una nuova azienda che fa enciclopedie ora che c'è wikipedia?

b) L'economia, che nei disastrosi anni 1930 è diventata la scienza triste perché si occupa solo dei mezzi e non dei fini, ora comincia finalmente a occuparsi dei fini, vale a dire l'economia parla di felicità, crescita e blog. In termini molto seri: c'è un premio Nobel su questi temi, Daniel Kahneman.

Il problema è che non è facile rendere trasparenti questi valori nei bilanci. Chi ha obiettato che il paradigma dell'economia del dono non vale, si è rivelato nella sua vera natura: un "gerarchico" (gerarca?) che curiosamente oggi si travestono da community-management-sì-ma-solo-se-la-gestisco-io.

La verità è che tutto ciò fa paura, perché coinvolge tecnologie poco conosciute nella loro essenza (non parlo degli informatici, parlo degli amministratori delegati) e soprattutto si intuisce che l'organizzazione aziendale, tradizionalmente gerarchica, può essere polverizzata nell'applicare queste metodologie. E hanno ragione ad aver paura: è vero!

Monday, December 03, 2007

Writing user stories... a retrospective of the workshop in Bologna

Caveat: this post is a spoiler of the writing user stories role game I've played in Bologna. Credits: it is mainly based on the Agile Requirement Exploration session in XP Days BE 2007 by Dave & Brett, but it was modified by me in structure. So, enough for the introduction.

Let's say you have 25 people sitting 5 per table. Each one is a team. The goal of the game is to practice user stories in a controlled context, so to highlight improvements for participants, and in particolar to understand: who is responsible, who feels responsible; how much our presumtions on the domain influence our design. I started with a brief pantomime about the risk of silver bullets, then I collocate with the poster user stories for people who aren't used to write them. Each team has people who don't know each other at best, or at least don't work each day one with the others. It is important that at each table there is at least one person who actually wrote user stories -- or he or she think so.
I didn't explain the standard "syntax" of user stories (the mantra as-a-role-I-want) and I soon realized that it would be better to do it. Next time.

Then, the first pomodoro starts: each team is given a paper sheet with a 5-line specifications, sufficiently unclear, from the customer. "This is what I want. Do it." The topic is a web site that seems to be an iTunes clone, but it isn't. Each team can call me or Fabio (playing the the customer's role) for explanation, but we can't be in different tables at the same time. Ergo: customer time is precious, don't waste it. In the second pomodoro I lead a small retrospective in form of a dialogue mapping (see my PhD minor dissertation about this particular technique) with the following key questions: which difficulties? how much the customer (not) on site influence? Fact: requirements should always be elicited from the customer in any case.

In the third pomodoro some new rules come. Ok, you need customer on site. We take randomly one person per table being the customer proxy and Fabio conducted them out of the room. In the room, I told each team that inside trading comes: swich your cards between the tables! This is an innovation I thought, so people can (a) rewrite stories by heart (usually the result is better than before) and (b) see how others work. In the meantime, Fabio give an extra paper sheet to the proxy with the detailed list of features based on the 5-lined requirements. Furthermore, each customer proxy must choose a cognitive style (other innovation), as NPL defined: V for Visual, A for Auditive and K for Kinestesic. That means that the proxy plays a role and he or she understands "only" the questions put in the correct cognitive style by the team. For example, a Visual proxy wants to have sketch of the GUI, while a Kinestesic one wants pantomimes.

After a while, proxies come in again, but they sit in a different table... Additional rule: only the proxies can ask for help to me or Fabio as the customers.

The final pomodoro is a general retrospective starting from the counting of features found by each team. It is worth noticing that there is no correlation between teamresults and the cognitive styles... A constructive critique was to add an other pomodoro for teams, so that cards can be prioritized. That sould be fine: even if the workshop lasted more than 2 hours, people was so enthusiastic they missed the coffee break as they chosed so. Incredible, isn't it?

In diretta lunedì alle 14:00 e in differita sempre

passaparola