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Annuncio spostamento blog


Ho deciso di muovere la mia pagina web accademica e il mio blog in un posto unico, e ho scelto di fare un blog e il sito con l'hosting gratuito su wordpress. Per favore, aggiornate i vostri feed reader al seguente indirizzo:

feed://feeds.feedburner.com/FedericoGobboBlogo

Se mai cambierò di nuovo, aggiornerò il feed, così voi non vi accorgerete di nulla. Analogamente, mi sono deciso a comprare un dominio che rimarrà anch'esso permanente:

http://federicogobbo.name

Tutto ciò che ho pubblicato sul blog di Blogspot rimarrà intatto perché già riferito nel web, perciò non ha senso toglierlo. Per non perdermi di vista, potete farvi vedere in qualche social network. Quelle a cui partecipo sono tutte listate a questo indirizzo.

Blog Change News


I moved my academic web page and my blog in one place, and they are both hosted (i.e., web page and blog) with the free hosting by wordpress. Please, update your feed readers with the following:

feed://feeds.feedburner.com/FedericoGobboBlogo

If I would ever change again, I will update the feed, so you won't notice. Analogously, I finally decided to buy a domain for me. This will act as a permanent url:

http://federicogobbo.name

Every post I published in the Blogspot blog will remain here as it is already spidered by the web. If you want to be in touch with me, consider to knock me via some social network. Mine are listed here.

Ŝanĝo de blogmotoro


Mi portis mian universitatanan tekstejon kaj mian blogon al ununura ejo, ambaŭ gastigitaj de Vordpreso. Bonvolu aktualigi vian rettralegilon al la sekva treleg-adreso:

feed://feeds.feedburner.com/FedericoGobboBlogo

Se mi volus ŝanĝi denove ejon, mi aktualigos la traleg-adreson, tiel ke, vi eĉ ne notos la ŝanĝon. Simile, mi finfine min decidis aĉeti porĉiaman ttt-adreson por mi:

http://federicogobbo.name

Ĉiu blogaĵo kion mi eldonis per Blogspoto restos tie ĉar jam araneigita ttt-e. Se vi volas resti en kontakto kun mi, frapu al iu socia reto kiun mi partoprenas. La kompletan liston vi trovas tie ĉ.




Wednesday, December 26, 2007

Conservate bene i vostri fiori...

Immagine di Emozioni negative, emozioni positiveLeggiamo io e Francesca nel libro di Bruno Brigo "Emozioni negative, emozioni positive" che è importante non far passare i vostri fiori (di Bach o altri rimedi floreali) dai lettori di codice a barre. Importantissimo anche non tenerli vicini ai cellulari. Questo perché si alterano le proprietà dei rimedi floreali che sono molto sottili.

Tuesday, December 25, 2007

Bel regalo di Natale: Skybridge

Il mio amico Marco mi ha regalato per Natale, veramente a tutti noi grandi e piccini, un bellissimo gioco, che si chiama Skybridge. Ho passato il pomeriggio a giocare con Francesca, mia moglie, e i miei fratelli Dorothea e Sebastiano, adolescenti o poco più, ed è stato veramente divertente: ci sono 5 regole 5 che impari in massimo due partite; le partite durano di solito un quarto d'ora a dir tanto e sono davvero divertenti, perché si tratta di un gioco di strategia e abilità logico-matematica, per cui un ragazzino ti può stracciare!

Infine, non c'è bisogno di alcuna competenza linguistica, perciò è veramente un gioco internazionale (sarebbe perfetto nella interkona vespero dei congressi esperantisti).

Consigliatissimo a tutti, grandi e piccini!

Monday, December 17, 2007

Ancora su LibraryThing

Ricevo e volentieri pubblico la risposta di Gio:
Ecco alcune risposte ai tuoi dubbi: la base utenti in inglese è quella che vedi qui:
http://www.librarything.it/zeitgeist
meno gli utenti delle community in lingua. Quindi 310.000 utenti, 20-21 milioni di libri.

Per la ricerca, ci affidiamo a più di 150 diverse fonti, ed è per questo che la devi scegliere. So che è complesso, ma in questo modo ti permettiamo di ottenere molti più risultati.

Le traduzioni non le abbiamo fatte noi, ma la community. Se ti registri puoi cambiare da solo tutte le traduzioni che vuoi, a meno che la community non le abbia già approvate. La mancanza di una community in esperanto è dovuta alla mancanza di persone che hanno mostrato interesse.


(non abilito i commenti al blog perché non voglio spendere del tempo a moderarli; mi piace invece pubblicare di tanto in tanto, dietro permesso degli interessati, delle risposte rilevanti come questa)

Non il male sul male, ma il bene oltre il male

Immagine di Le opere complete
Io e mia moglie siamo stati colti da una forte influenza intestinale. Così oggi sono a casa e ci stiamo rileggendo le opere di Edward Bach, Nella conferenza tenuta a Southport, Febbraio 1931, a un pubblico di omeopati, Bach ringrazia Hahnemann, il fondatore dell'omeopatia, come un suo maestro, con queste parole:
Paracelso e Hahnemann ci insegnarono a non prestare troppa attenzione ai dettagli della malattia ma di curare la personalità, l'uomo interiore, comprendendo che se la nostra natura spiriturale e mentale è in armonia, la malattia scompare. Questo insegnamento costituisce il grande fondamento del loro edificio. [...] Allora formulò la legge "il simile cura il simile".

Bach andò oltre Hahnemann, come un nano sulle spalle di un gigante. Se la malattia è il risultato di un'attività sbagliata, è un monito a non perseverare in quella direzione ma ci richiede di cambiare. Cosa fare quindi? Mettere in ordine ciò che è disordinato. Non si può aggiungere disordine per arrivare all'ordine superiore, per dirla con la logica, al massimo si riesce a ridurre il disordine o al prim'ordine, non si fa il salto qualitativo. Prosegue Bach:
Non combattiamo più la malattia con la malattia; non mettiamo più in opposizione la malattia con gli effetti della malattia; né tentiamo più di scacciare le malattie con quelle stesse sostanze che le possono causare; ma, al contrario, giungiamo a realizzare la virtù opposta che eliminerà la colpa.

Sunday, December 16, 2007

Non solo aNobii per il tuo scaffale dei libri


Come sapete, ho parlato recentemente di aNobii. Non mi sono preso la briga di comparare i concorrenti in rete, mi sono semplicemente fidato del mio pusher di siti web 2.0 (sto diventando sempre più pigro). Ricevo a seguito di quel post una mail di gio, che lavora part time nella parte italiana di Library Thing, fondata nel 2005 (quella italiana, che si sta ampliando) e che vanta un nutrito catalogo, come mostra il suo Zeitgeist.

Non vanta, a mio parere, un'altrettanta nutrita base di utenti (non sono riuscito a vedere la base di lingua inglese, non so perché non compare nella versione italiana della lista delle lingue: suppongo che sia la versione più popolare).

Perché? Probabilmente perché attua la strategia della doppia licenza: gratis i primi 200 libri, poi paghi. Non so.

Comunque mi sono iscritto, e ho messo uno dei miei libri folli, e l'ha preso subito (consiglio per gio: perché nella pagina di aggiunta libri devo specificare Amazon o altro? Non è una funzione avanzata? Quando aggiungo un libro voglio solo aggiungere un libro. Se ho problemi tipo "libro non trovato" mi dai tutti i parametri; su questo aNobii è meglio; discorso analogo per la funzione di ricerca: così com'è spaventa).

Sulle traduzioni. Consiglio di tradurre il logo dello Sconsigliatore (UnSuggester) nella pagina apposita, così com'è si perde il divertimento. Da menzionare anche la traduzione in latino, e la mancata traduzione in esperanto (ve l'aspettavate questa, eh?). Rimediabile, comunque!

In conclusione: non credo che farò lo switch, non mi piace l'idea che arrivato al mio 201 libro io debba pagare. È vero, LibraryThing non vende libri, né direttamente, né indirettamente (aNobii indirettamente lo fa, invece). Ma a me questo non dà per nulla fastidio...

Thursday, December 13, 2007

Eŭropo, rekomence de Lisbono


Finfine ni rekomencas... Espereble EU per la nova traktato eliros la nunan krizon!

Spoiler, diruttori e anticipazioni della trama dell'opera


L'ultima mia mania web 2.0 appiccicata dal solito Fabio è la comunità di Anobii. Mi sono imbattuto nel termine "spoiler" quando ho scritto il mio primo commento, e, che diavolo, non sono riuscito a trovare una traduzione decente, se non con il termine diruttore, dall'aeronautica, che è sinonimo di deflettore e che è in uso anche in italiano. In inglese spoiler è anche an electronic device for preventing unauthorized copying or sound recordings by means of a disruptive signal inaudible on the original che è metaforicamente il contrario dell'uso gergale che è invalso nell'italiano contemporaneo di "rivelatore del finale della trama di un film, un romanzo o altra opera narrativa".

Qualcuno si è occupato della cosa su Anobii e ora la traduzione è non letterale e per questo molto più fedele: *** Attenzione: di seguito anticipazioni della trama dell'opera ***

Lezione sui nuovi formati

Oggi ho tenuto la lezione sui nuovi formati al corso di Epistemologia. Per tutti gli interessati e i miei fan...

Sunday, December 09, 2007

Web 2.0, anche l'esperanto può servire...


Gli esperantisti sono una comunità di pratica ante litteram, e mancava un ambiente web 2.0 dove si trovassero. Finché è arrivato Ipernity, una iper(commu)nity che clona insieme Flickr + YouTube + Blogspot e lascia agli utenti la possibilità di tradurre il sito nelle varie lingue. Gli esperantisti ci si sono gettati a pesce, e adesso, anche se sarà difficile arrivare a due milioni di utenti in esperanto su Ipernity, sinceramente, il loro ritorno l'hanno avuto: le traduzioni nelle lingue nazionali sono procedute con una rapidità incredibile rispetto a molti concorrenti.

Meditate, imprenditori 2.0, meditate...

Thursday, December 06, 2007

Capire che i mercati diventano conversazioni non è banale

Ieri sono stato alla presentazione del libro scritto dall'amico Rosario Sica e da Emanuele Scotti. Per tutti quelli che si occupano di web 2.0 con le aziende è una lettura irrinunciabile. La cosa divertente è stata la collocazione ideologica, per così dire, dei cinque relatori principali, che si sono posti da un estremo all'altro della scena "politica" della valorizzazione delle idee e del sapere informale nelle aziende: da un lato l'ottimo Luca De Biase che ha detto cose secondo me molto condivisibili, tra le quali condivido le seguenti.

a) Se è vero che non è scritto da nessuna parte che bisogna abbracciare entusiasticamente l'idea di social enterprise 2.0 & dintorni, è anche vero che molte aziende non si capisce che ci stanno a fare, ora che il social networking è sempre più pervasivo. Voi fondereste una nuova azienda che fa enciclopedie ora che c'è wikipedia?

b) L'economia, che nei disastrosi anni 1930 è diventata la scienza triste perché si occupa solo dei mezzi e non dei fini, ora comincia finalmente a occuparsi dei fini, vale a dire l'economia parla di felicità, crescita e blog. In termini molto seri: c'è un premio Nobel su questi temi, Daniel Kahneman.

Il problema è che non è facile rendere trasparenti questi valori nei bilanci. Chi ha obiettato che il paradigma dell'economia del dono non vale, si è rivelato nella sua vera natura: un "gerarchico" (gerarca?) che curiosamente oggi si travestono da community-management-sì-ma-solo-se-la-gestisco-io.

La verità è che tutto ciò fa paura, perché coinvolge tecnologie poco conosciute nella loro essenza (non parlo degli informatici, parlo degli amministratori delegati) e soprattutto si intuisce che l'organizzazione aziendale, tradizionalmente gerarchica, può essere polverizzata nell'applicare queste metodologie. E hanno ragione ad aver paura: è vero!

Monday, December 03, 2007

Writing user stories... a retrospective of the workshop in Bologna

Caveat: this post is a spoiler of the writing user stories role game I've played in Bologna. Credits: it is mainly based on the Agile Requirement Exploration session in XP Days BE 2007 by Dave & Brett, but it was modified by me in structure. So, enough for the introduction.

Let's say you have 25 people sitting 5 per table. Each one is a team. The goal of the game is to practice user stories in a controlled context, so to highlight improvements for participants, and in particolar to understand: who is responsible, who feels responsible; how much our presumtions on the domain influence our design. I started with a brief pantomime about the risk of silver bullets, then I collocate with the poster user stories for people who aren't used to write them. Each team has people who don't know each other at best, or at least don't work each day one with the others. It is important that at each table there is at least one person who actually wrote user stories -- or he or she think so.
I didn't explain the standard "syntax" of user stories (the mantra as-a-role-I-want) and I soon realized that it would be better to do it. Next time.

Then, the first pomodoro starts: each team is given a paper sheet with a 5-line specifications, sufficiently unclear, from the customer. "This is what I want. Do it." The topic is a web site that seems to be an iTunes clone, but it isn't. Each team can call me or Fabio (playing the the customer's role) for explanation, but we can't be in different tables at the same time. Ergo: customer time is precious, don't waste it. In the second pomodoro I lead a small retrospective in form of a dialogue mapping (see my PhD minor dissertation about this particular technique) with the following key questions: which difficulties? how much the customer (not) on site influence? Fact: requirements should always be elicited from the customer in any case.

In the third pomodoro some new rules come. Ok, you need customer on site. We take randomly one person per table being the customer proxy and Fabio conducted them out of the room. In the room, I told each team that inside trading comes: swich your cards between the tables! This is an innovation I thought, so people can (a) rewrite stories by heart (usually the result is better than before) and (b) see how others work. In the meantime, Fabio give an extra paper sheet to the proxy with the detailed list of features based on the 5-lined requirements. Furthermore, each customer proxy must choose a cognitive style (other innovation), as NPL defined: V for Visual, A for Auditive and K for Kinestesic. That means that the proxy plays a role and he or she understands "only" the questions put in the correct cognitive style by the team. For example, a Visual proxy wants to have sketch of the GUI, while a Kinestesic one wants pantomimes.

After a while, proxies come in again, but they sit in a different table... Additional rule: only the proxies can ask for help to me or Fabio as the customers.

The final pomodoro is a general retrospective starting from the counting of features found by each team. It is worth noticing that there is no correlation between teamresults and the cognitive styles... A constructive critique was to add an other pomodoro for teams, so that cards can be prioritized. That sould be fine: even if the workshop lasted more than 2 hours, people was so enthusiastic they missed the coffee break as they chosed so. Incredible, isn't it?

Retrospettivando Bologna: l'importanza delle card...

È stato pubblicato il materiale presentato all'Agile Day a Bologna, tra cui anche il mio poster mostrato al workshop condotto con l'aiuto del prode Fabio Beta. Vorrei focalizzarmi sulle carte per scrivere le storie.

Tim Mackinnon, l'invited speaker, ha descritto in poche slide (video)la teconologia delle carte come segnaposto di conversazioni più ampie, non una raccolta di specifiche! Ho trovato infatti, nel corso del laboratorio -- o workshop che dir si voglia -- che ho lanciato che questo concetto, che sembra molto chiaro, è difficile da mettere in pratica. Inoltre, la struttura standard delle storie:
[chi] Come (ruolo) [cosa] voglio (requisito) cosicché [perché]] (valore di business con le lenti del ruolo)
non è così semplice da padroneggiare come pensavo, anche da chi è uso a scrivere le carte.

Un altro aspetto importante che ha mostrato Tim è come tradurre i bachi, cioè i test d'accettazione non passati, in storie a sé, con il procedimento del ribaltamento del contrario in qualcosa di positivo. Anche l'aggiunta del pezzo "piuttosto che..." che evidenzia cosa evitare credo che lo adotterò, mi sembra molto chiaro e utile.

Totalmente nuovo, per me, inoltre, il concetto di gold cards. L'idea di motivare i singoli membri del team di sviluppatori, abituati a lavorare a coppie, su un processo di innovazione lungo l'iterazione mensile, mi sembra veramente molto, molto buona.

Anche per gestire le retrospettive il team di Tim ha un'innovazione interessante: per aiutare tutti a sentirsi sicuri ci si passa un gettone costituito da quattro carte con le domande fondamentali. Ovviamente, per non aumentare lo stress, uno può sempre dire 'passo'.

Insomma, con le carte si possono fare molte cose interessanti, non solo l'XP game... E the Next Big Thing?!?

Secondo Tim si chiama kanban di David J. Anderson. Si trattadi un modo per gestire i cambi di requisiti (interessante, eh?). Ve ne parlerò se e quando avrò una seppur piccola esperienza pratica in merito.

Wednesday, November 28, 2007

Inglese precoce sì, ma attenzione

Messaggio da papà di due magnifici bambini in età prescolare. Mia figlia va all'ottima Casa dei Bambini Montessori di Milano (fascia d'età: 3-5), mentre mio figlio va all'altrettanto ottimo Il Bruco, (fascia d'età: 0-3).

Sembra che la preoccupazione maggiore, non tanto degli istituti, che si fanno carico di rispondere alle esigenze di bambini e genitori, quanto proprio dei genitori, sta nella supposta insufficiente "esposizione" alla lingua inglese. In realtà sia alla Montessori che al Bruco si stanno comportando molto bene, secondo me, e più di così non possono, anzi, non devono fare. Perché? Ci sono alcuni fatti, noti nella letteratura di pedagogia linguistica, che è bene che i genitori sappiano, e che qui riporto a beneficio di tutti.

Prima considerazione. I genitori non possono e non devono delegare in toto alle istituzioni scolastiche l'apprendimento delle lingue seconde, perché, per quanto si inizi presto a esporli all'inglese o ad altra lingua non presente nella quotidianità ambientale del bambino, non è automatico che i bambini raggiungano un livello di sicurezza nella lingua sufficiente per non vergognarsi o intimidirsi se sbagliano, se la lingua rimane relegata nella scuola. C'è una pletora di letteratura sul campo che lo conferma, anche in contesti naturalmente multilingui come il Belgio o il Canada. Detto in altre parole: la scuola è importante ma non basta. Se si vuole che il bambino impari l'inglese, l'uso dell'inglese in età prescolare va bene, ma dev'essere rafforzato dalla famiglia in maniera semplice e gioiosa. Come? Se non si è madrelingui inglese, non bisogna parlare in inglese al bambino per evitare di insegnargli pronuncia, sintassi e lessico subottimali, al massimo si può leggergli qualche libro e tradurglielo. Molto meglio fargli ascoltare canzoncine, fin dai primi anni, o cartoni animati, se più grandicelli, ovviamente appropriati, vale a dire cantati o recitati da madrelingua (per i cartoni animati consiglio il bellissimo Postman Pat della BBC: sono storie brevi, dalla trama non violenta e con un montaggio tranquillo, che rassicura i bambini). Ancora più importante sarebbe fare le vacanze in Inghilterra o altro paese naturalmente anglofono: in questo modo il bambino àncora l'inglese a un contesto felice (sono in ferie con mamma e papà) e a un luogo (a Milano si parla italiano, a Londra inglese: semplice e chiaro). Mi rendo conto che si tratta di un investimento per tutta la famiglia, ma non si scappa: la lingua si rafforza nel suo Sprachraum, il territorio linguistico proprio. In alternativa, si possono frequentare famiglie dove tutti parlano inglese, anche se non ci si deve stupire se i piccoli milanesi d'adozione vorranno parlare tra loro italiano nei loro giochi... Non importa, i suoni entreranno tranquillamente nella mente del bambino. E con essi sintassi, lessico e quant'altro, il bambino è un apprendente olistico.

Seconda considerazione. Gli inglesi parlano di natural language ma quello che è naturale, e quindi genetico, è la predisposizione a imparare a parlare una o più lingue da piccoli, ma nient'altro. Quale spazio linguistico viene appreso dipende dall'ambiente di vita del bambino. Detto ancora più chiaramente: la lingua primaria del bambino è la lingua primaria del suo ambiente di vita quotidiano. Anche la nostra espressione 'lingua materna' è fuorviante: non si impara la lingua della madre e basta, anche se è indubbio l'aspetto simbolico ed emotivo che la lingua parlata dalla madre ha sul bambino per tutta la vita, ma la lingua dominante che verrà parlata è quella dell'ambiente. Ne è la riprova il fatto che, per esempio, bambini cresciuti a Milano da genitori che provengono da altre regioni d'Italia avranno la prosodia (accento, cantilena, e altri fenomeni legati alla catena del parlato) tipici di Milano. Una prova ancora maggiore è il caso delle famiglie internazionali, dove per esempio la madre parla in giapponese al figlio, i genitori si parlano tra loro in inglese, e il padre è italiano. Se la famiglia vive a Milano, il bambino parlerà, italiano, inglese, giapponese. In quest'ordine di rilevanza, cioè l'italiano "vince" sulle altre lingue perché è la lingua dell'ambiente. Anche l'inglese è in una buona posizione, perché è ancorato dal bambino alla relazione tra mamma e papà. In un caso simile, la lingua da preservare e rafforzare è il giapponese. Chiedersi qual è la lingua materna o naturale in un caso simile non ha molto senso. Meglio parlare di spazio linguistico, dove l'italiano è lingua primaria (L1) mentre inglese e giapponese sono lingue secondarie (L2). La situazione sarebbe ribaltata tra mamma e papà se la famiglia abitasse a Tokio, naturalmente. Attenzione alle tate madrelingua: anche qui il rischio è di delegare la lingua alla tata. Se il bambino associa la lingua alla tata e basta, il successo della lingua dipende dalla sua relazione con la tata (discorso simile con la madre giapponese di cui sopra, se non si attuano gli opportuni rinforzi detti). Ma cosa si rischia? La risposta a questa domanda è contenuta nella terza considerazione.

Terza considerazione. Il punto è il seguente: il successo o fallimento della lingua dipende dalla relazione che si instaura tra il bambino e la lingua in oggetto, in questo caso l'inglese. Difatti, se la lingua non è associata a una situazione piacevole, divertente e ludica, il rischio -- molto concreto e tutt'altro che raro -- è il rigetto. Nel bambino si forma un blocco psicologico ad imparare quella lingua e, anche provando e riprovando a impararla anni dopo, da adolescente o da adulto, magari la imparerà, ma sarà sempre associata a fatica, sforzo, o addirittura a considerazioni estestiche ("non mi piace, mi fa schifo,è brutta," ecc.). E non c'è dubbio che, per quanto morbidi, attenti, gioiosi e positivi siano gli insegnanti (e vi assicuro che alla Montessori e al Bruco eccome se lo sono!) la scuola è il momento, lo spazio, il contesto, del dovere. Il che non esclude a priori il piacere, ma tale piacere è un valore che le istituzioni più attente come la Montessori o il Bruco, conquistano con la professionalità. Ecco che si ritorna alla seconda considerazione. Lo ripeto: i genitori non deleghino l'apprendimento linguistico alle istituzioni scolastiche. Perché molti genitori tendono a dare questa delega? Eccoci alla quarta considerazione.

Quarta considerazione. Il mio sospetto è che i genitori si vergognino o che temino che i figli non siano "adeguati alle esigenze del mondo d'oggi," e sapere l'inglese è, per l'appunto, un must. Ho una notizia da dargli: recenti studi di politica e pianificazione linguistica, tra l'altro alcuni sponsorizzati dal British Council, mostrano che, più la conoscenza del "basic English" (inglese di sopravvivenza) si espande sul globo, più le altre lingue di cultura diventano importanti, come per esempio: tedesco, francese, spagnolo, cinese, arabo, ma anche giapponese, swahili e russo. È una brutale, se vogliamo, legge economica: se il bene lingua inglese è patrimonio di tutti, il suo valore paradossalmente scende. Intendiamoci: la sua non conoscenza taglia fuori dalle grandi risorse di comunicazione del mondo; alcuni parlano addirittura di linguistic divide, divario linguistico, in analogia al divario digitale a proposito della (mancata) alfabetizzazione digitale, combattuta per esempio dal progetto One Laptop per Child (OLPC). Ma sapere l'inglese non basta. Sembra che i madrelingui inglese siano prigionieri del loro predominio, e la non conoscenza delle altre lingue di cultura è una barriera nell'entrare nei mercati emergenti, per esempio europei. Se si vuole "fare business" in Romania, per esempio, bisognerà alla fine masticare un po' di rumeno, il che significa non solo parlarlo ma anche sapere cos'è la palinka (una specie di grappa). Riassumendo: inglese sì, dunque, ma non basta. E in ogni caso senza forzare, pena il rischio di rigetto. Cosa chiedere dunque ai nidi e alle scuole materne o case dei bambini, nel caso della Montessori? (Quinta e ultima considerazione.)

Quinta considerazione. Che parlino in inglese ai nostri piccoli gioiosamente e tranquillamente in un contesto ben definito, come uno spazio aperto dove si parla inglese e basta (così quando si stufano i piccoli semplicemente se ne escono), oppure un tempo definito, dove c'è un rito di apertura e chiusura (una scatola magica, un gioco, una canzoncina), che annuncino inizio e fine del momento dell'inglese. Non devono fare di più, altrimenti la cosa diventa pesante per un bambino. Perché un bambino dovrebbe appassionarsi all'inglese, se non ha alcun ruolo nella sua vita? (Ecco, di nuovo, la centralità della seconda considerazione.) Per i più piccolini (0-3 anni) la cosa principale è l'ascolto della pronuncia nativa: l'apprendimento dei suoni fondamentali che formeranno lo spazio fonetico del bambino non va oltre l'anno e mezzo massimo due anni d'età, secondo gli studi più accreditati di psicologia dell'età evolutiva. La cosa migliore sarebbe fargli ascoltare il massimo numero di lingue possibili, le più diverse, a quell'età, con cd di ninnananne e filastrocche acompagnate da bei libri colorati. Non importa se nessuno in famiglia ci capisce nulla di yiddish, malgascio o il bararra... Nell'età prescolare i giochi della fonetica sono già fatti: bene avere un'insegnante madrelingua per trasmettergli un inglese modello, ma comunque la pronuncia che avranno non sarà da nativi inglesi, c'è poco da fare. Imparato dopo i tre anni, l'inglese sarà comunque una lingua seconda.

A meno che i vostri figli non appartengano a quell'1% della popolazione mondiale, che, per motivi tutt'oggi misteriosi, impara tutte le lingue a una velocità strabiliante, a qualsiasi età. Ma a questo punto non c'è motivo di preoccuparsi.

Freemindshare.com, the next web2.0 I needed!

Discovered through blog digging... It's easy. And it works. Try to have a glance to it! This is an example of a map of mine:

Shemflection from Belgium: games work!


A bit later shemflection about my XP Day BE experience. In the open space tables for the participants, where people let there their own books in vision for others (this is shared knowledge, guys!) there was a space for games, where I added my own copy of Lupus In Tabula, already mentioned in this blog.

But the best thing I discovered is Fluxx, thanks to Bernard Van Der Beken, who offered me an instant game. It is very funny, andit is very agile: in fact it is a simulation of what does requirement changing mean. Other games I want to check out are Game of 33, Chrononauts and Zendo.

Hoping they will also come in Italian and Esperanto as well...

Tuesday, November 27, 2007

Monday, November 26, 2007

Raccontare storie (d'uso) non è mica facile

Sono tornato da Bologna dove ho partecipato all'Italian Agile Day, su invito di Marco Abis, l'organizzazione, e di altri agilisti italiani. Ho riproposto, un po' modificato, il workshop/laboratorio seguito all'XP DAys Belgium 2007, con il graditissimo supporto all'ultimo minuti del mio amico (agilista) Fabio.

I posti previsti erano 25, e circa una decina si sono presentate sperando che qualche sedia si liberasse. Così non è stato. Anzi, dopo 4 pomodori belli intensi, due di ritrospettive, due di simulazione, e davanti alla prospettiva di una pausa caffè, i partecipanti erano ancora cosiì coinvolti che non si sono alzati dalle sedie per altri dieci minuti!

Detto tutto questo, credo sia stato un grande successo: nella comunità agile italiana si vede che c'è voglia di avere sessioni più interattive. Ottimo segno.

Tuesday, November 20, 2007

Sembra che ci verrò, a questo Agile Day a Bologna...

...il mio post ha suscitato una vivace e costruttiva discussione tra gli organizzatori dell'evento, che mi hanno invitato a presentare qualcosa di quanto ho imparato in Belgio. Non sono riuscito a dire di no, ci vediamo a Bologna, allora!

Web 2.0 questo sconosciuto

Una presentazione di base del cambio di paradigma avvenuto. È molto semplice, e per questo piace alle aziende (italiane) che me lo chiedono.

The Pomodoro Technique in Mechelen

Here the presentation made by me and Matteo:

The Raising SCRUM in XP.Be Days

SCRUM is becoming the most important agile framework for agilists and their market, at least in Belgium. Most effort is spent on the possibile marriage of SCRUM, which is a project management technique, rather than a developing one (for that, XP is ready to go). A couple of guys talked about SCRUMMING, i.e. SCRUM + CMMI, in order to ad an external loop for a long-termed vision.

Even if I liked much the game we played, I found the relation with the talk no clear (as I told them on site) and this glue unfeasible. In fact, the risk is to have two languages, the one for the team (SCRUM) and the other for the management (CMMI).

I feel that the ubiquitous language principle borrowed from DDD is what everybody needs: a unique lexicon for each level of details in software management, design and development strata. This is something worth to be studied more. For example, the Stand-Up Meeting and the Daily SCRUM, as far as I am concerned in, are the same thing, as the Customer and the Product Owner. Or am I wrong?

Monday, November 19, 2007

From the eXPerience: being agile in a non-agile environment

I think this is the main challenge today for XP and agile in general. After all, customers are alike at work and in restaurant: they do not want to see the kitchen, they want dishes (Vera dixit)!

The principle is that software is a part, important but only a part, of a more general process that involves a lot of different agents and roles, technical and not technical (and God -- if it exists -- save Kent Beck to having told us that businessmen do not interfere with technical decisions, and vice versa). But the problem is not in the principles and values (where agile starts, even without any technique, BTW).

Ok, we should collaborate instead of constangly negotiate with our customers, but, how if the customer isn't next? it is fun to work with a customer on site, but this isn't what usually happens... So, agilists are trying to cope with this sort of problems, where the environment doesn't collaborate, so to speak.

A proposal, presented by Willem van den Ende and Marc Evers, is to read the behaviour of your environment as a cultural pattern. It is a way to understand your context in order to know if and how to lead it to an effective change.

0. Oblivion. The most simple pattern is the oblivious one, or: "pattern? what's that?" Some are totally unaware they are developing software, so that they even not distinguish users from developers... The only good thing is that it is a (un)pattern highly customer-oriented.


1. Variability.
The next step in evolution is the variable pattern, or: "do whatever you feel at a given moment". It is highly cooperative and it values craftmanship but it encourages heroism and it is individual-dependent, so it is not robust at all.

2. Routine. The inverse of variability is routine, or: "we follow standard procedures every time (except panic)". This is an attempt to impose order to disorder, and you can feel it every time you see a management-by-controlling approach. The pitfall is well-known: lack of trust (except on silver bullets).

3. Steering. The jump is on steering, as the pilot of an aircraft who adjust the plane every time, in order not to change route! The keys to this are agile practices, as retrospectives or stand-up meetings, which garantee feedback control and endorse trust among members, or the principle of visibility (stick cards and diagrams on the wall).

4. Anticipating. Next jump is anticipating, where you let people experiment even if everything goes well, in order to make extraordinary things ordinary. Culture becomes congruent, i.e. you are able to transfer cultural practices in different context in order to consciously manage change. This is described in the Toyota Way Book about lean development.

I think that remembering these patterns is useful so to let the environment some realistic change. As Pascal said in the XP Loops session, XP does not tell you if it is worth to start a project, but it tells you when to stop it, even if it isn't finished.

So, This approach seem to work well for me, at least in the simulation game had in pairs (simple rules: in 5 minutes, let the other know a case study of yours and in pairs you classify; the patterns where presented induring two different pomodori). Of course, the transition in never a one-zero game. In the case I presented to my peer, I described it as a 70% routine, 20% oblivion. The reference book is System Thinking, which is one of my aNobii desiderata. ;-)

Dad, tell me a User Story!

I participated to a workshop on agile requirement exploration by two XP coaches, there in Mechelen. Even if it was supposed to be something very basical, I learned a lot. First of all, I'm not so cute as I believed in writing user stories... establishing a team from scratch is always a challenge. We forced our customer to answer closed questions instead of eliciting what he wants (or, "treat the customer as an adult" principle, don't frighten him). Customers want to be understood as much as developers want do understand. They have the same goal. We should never forget.

But we were not alone: other teams were lost in useless discussion and details, as the possibility of changing team composition (!) or the nominee of a developer proxy in order to talk with the customer-on-site to avoid communication noise (consider that every team was made by four people, plus the customer). Nevertheless, some observation are worth mentioning, in my view.

Unique Product Owner Principle. It is important that there is a unique person who has the right to say the final 'yes' or 'no', otherwise the team can't syncronize itself with the coustomers' need.

Business People are Like Us. As Dave said, business people live a dynamic world like agile teams. They are more like us than traditional IT departments, and that's why it is better to work directly to them instead of talking CS jargon with IT departements.

We should be passionate as a father telling a (User) story to his children.

Italian Pomodorists in Belgium...

As known, me and Matteo last weekend had a talk on the Pomodoro Technique, a specialty of the Italian XPers and agilists, discovered by Francesco Cirillo (only 2 pomodori for learning it!)

We had some constructive feedback on our talk:

* be more confident. Ask people feedback without good/bad biases
* split clearly the two pomodoros: the first one on the PT basics, the second one about experiences and team appliance.

iPhone del vicino è sempre più verde...

...oppure no?

Sunday, November 18, 2007

Perché non sarò all'Agile Day a Bologna

Alcuni dei miei lettori (e amici) si aspettano che io venga, magari con loro, all'Italian Agile Day 2007 (sì, la dizione è questa, davvero una bella espressione italiana...) che si terrà settimana prossima a Bologna.

Ma io non ci sarò. Perché? Semplice: perché il programma non mi interessa. L'unico intervento che varrebbe la pena ascoltare, per quanto mi riguarda, è il keynote di Tim MacKinnon. Ma un intervento è troppo poco per spendere un'intera giornata del mio tempo.

Non è un problema che sia a Bologna. Lo dimostra il fatto che sono appena tornato dalla due giorni a XP Days Benelux 2007, dove ho presentato con il prode Matteo Vaccari, oso dire con un gran successo di critica e di pubblico, le nostre esperienze nella tecnica del pomodoro (presto vedrete il primo commercial su YouTube, una sorpresa degli agilisti belgi!). Per i pochi che non la conoscessero, si tratta una specialità XP made in Italy, di cui molti agilisti all'estero hanno sentito parlare ma mai da chi la vive tutti i giorni, al lavoro e non solo. Racconterò di più nei prossimi post, in inglese, su questa bella e formativa esperienza.

Il punto qui è un altro. Il formato delle giornate XP in Belgio, a partire dal Perfection Game usato nella richiesta di sessioni, è molto stimolante e divertente, in una parola: agile. Non si sta lì ad ascoltare casi studio di altri, che, seppur interessanti, saranno sempre difficilmente riportabili alle proprie situazioni per un milione di ottimi motivi, quasi tutti tecnologici. Anche le sessioni più tecnologiche si focalizzano sull'approfondimento, la discussione e la condivisione delle metodologie agili.

Da noi, invece, no. Nessuna sessione interattiva, con giochi (sì, l'anno scorso c'è stato il Planning Game; ma quest'anno? Niente!). Non ci sono responsabili/animatori per l'open space, a differenza del Belgio.

Certo, Matteo ha ragione, quando mi dice che alla sessione sul TDD quasi tutti i partecipanti praticano il TDD da diversi anni professionalmente. In Italia siamo indietro: stiamo ancora scoprendo le tecniche di base. D'accordo, ma perché focalizzarsi solo ed esclusivamente sugli aspetti più tecnici e tecnologici? XP e agile non è solo questo. Anzi, oso dire che è soprattutto altro. È principi, valori, come qualità del lavoro, collective ownership, non-gestione dei processi, divertimento. Tutto questo c'era, era palpabile a Mechelen (guardatevi dove si trova: scomodissimo!).

È vero, come dice Matteo, che io sono meno attento alla parte di tecnica di sviluppo software. Certo, non sono uno sviluppatore, sono un ricercatore. E la frontiera di XP e dell'agile non è nelle tecniche di sviluppo, secondo me. Basta applicare il ciclo (loop) XP interno, mirabilmente presentato da Pascal e Vera. Naturalmente, dietro quel 'basta' c'è una vita di impegno, sforzo ...e divertimento! Non sto sottovalutando questo aspetto; solo non è il centro del mio interesse. E, in ogni caso, quello che è interessante è la metodologia. Meglio il RailstoItaly a Pisa, che non era una classica, onesta e interessante conferenza, dove il tema non era in sé agile (Rails) ma alla fine gli apporti più interessanti erano agili nel metodo e anche nella presentazione (ma guarda un po' che caso!).

Una giornata di casi studi - tutti italiani, non c'è un minimo di scambio con la più vivace comunità agile internazionale; provinciali! - e introduzioni varie in un formato classico, frontale (perciò non agile) non mi interessa. Spiacente, ragazzi. Alla prossima. Buonanotte.

Monday, November 12, 2007

Blog sulle politiche linguistiche

Il mio amico Michele Gazzola, ricercatore di politiche e pianificazione linguistica, ha aperto un blog sulle politiche linguistiche, italiane ma non solo, naturalmente. Cito dal primo post
Quello che accade al Politecnico di Torino ha dello scandaloso. Non solo da quest'anno alcune sedi del Politecnico di Torino hanno attivato dei corsi di laurea di primo livello tenuti interamente e esclusivamente in lingua inglese sopprimendo alcune lauree in lingua italiana. Il Politecnico ha anche deciso che i cittadini italiani che sceglieranno i corsi di laurea in inglese non pagheranno le tasse universitarie, mentre i cittadini che vogliono laurearsi in italiano pagheranno per intero le tasse (1500 euro).
Sono del tutto d'accordo con Michele, come accademico e cittadino italiano... Perché dobbiamo svalutare la nostra identità in questo modo?

Sunday, November 11, 2007

Un'altra giovinezza di Coppola


Ho visto un bel film di Coppola, oggi, Un'altra giovinezza, con uno strepitoso Tim Roth e un ottimo Bruno Ganz.

Tratto da un romanzo di Mircea Eliade, scrittore rumeno. Il film segue il romanzo omonimo molto fedelmente.

Sapete, il protagonista è un attempato professore di linguistica mitteleuropeo... come potevo lasciarmelo scappare?

Monday, November 05, 2007

Shemflections: what is (still) missing in Ruby today

Stealing the Hebrew word for reflections from Tsuguya Sasaki... I was wondering what's missing in Ruby now. Froma practical point of view, absolutely not technical. Ok, a LaTeX generator, but this is not uneasy. A way to draw directly on screen without the nightmare of SVG... this is less uneasy.

A manner to simplify web UI design in Rails, this is a key point. Addressed by Paolo Donà, who explained the Rails Widget. This is something I consider a good approximation of what I think of a solution of this problem.

A manner to write web/desktop apps, where content is syncronized and the desktop GUI is web-stilish, this is something really missing. I refer for example to Blurb for books, or look for example at the new MindMeister Offline. Yes, there is Joyent, but it is not open sourced: will be satisfying for the community?

And finally: internationalization. How many languages does Globalize support? My delighted Esperanto, for example? Where the hell is the currently supported localizations in that web site?!?

More@Pisa: The Ethical Programmer

Zed Shaw, well known among rubyists for Mongrel, surprisingly (for me) had an invited talk at Pisa -- BTW presented not on a normal PDF but in a mysterious (for me) programming language (why not to generate LaTeX Beamere source in Ruby, e.g. Ruby4LaTeX?), i.e. Factor -- on a not-technical topic: the ethics of programming.

Hoping he will publish an article on it!

ActiveRDF at Rails to Pisa


Did you know that in Ireland there is no ZIP code as that country wasn't invaded by Napoleon? Guys, you have to update your user stories on adresses! That's the risk of reasoning in a top-down fashion... Eyal Oren made the most clear presentation of the Semantic Web I've ever seen, and even useful. ;)

In fact, one of the most interesting thing I've learned in Pisa at first edition of Rails to Italy in Pisa is ActiveRDF. Check this video by the team where Eyal Oren belongs to learn more.

If the OO paradigm is top-down as the relational DB, it is most difficult to do the same with the semantic web, where content is produced bottom-up. That's why RDF, and that's why ActiveRDF for Ruby and especially Rails.

How do you manage semistructure data you don't know in advance in programming, i.e. before to program your (web) application? This is a question Eyal posed. The freshly renewed web 3.0 w3c web site offers some insights for the answer, he argued.

One of the problems is that under the umbrella "semantic web" people understand different things:

* A.I. experts understands machine learning, NLP, ontologies and OWL;
* DBers understands Q&A, RDF and storage;
* web expertts understands RDF (again), HTTP and URI.

Eyal and DERI (where he works) understand in this way.

ActiveRDF is already in production in a EU funded project, Talia, the Discovery Project that resembles (but improved) my own project Novelle, launched some time ago. It is better for its, XML-based, RESTful interface and the use of ActiveRDF in Ruby On Rails.

Thursday, October 25, 2007

Da Cardano a Harry Potter... non è cambiato niente

Sto leggendo per diletto il libro di Mario Livio L'equazione impossibile. La vicenda della paterniità delle dimostrazioni delle equazioni di grado superiore al terzo è per me molto avvincente, mostra come prima che inventassero il copyright le cose erano molto, molto incasinate.

Per caso sono capitato su un articolo sulle traduzioni pirata dei romanzi di Harry Potter in tedesco.

Mi sembra che non sia cambiato molto sotto il sole...

Tuesday, October 23, 2007

Occasione: introduzione al Qi Gong della dott.ssa Ma

I miei più affezionati lettori sanno che l'incontro con il QiG ong della dott.ssa Ma Xu Zhou è stato (è!) determinante. C'è un'occasione per tutti, praticanti e neofiti, di incontrarla e praticare il QiGong con lei.

Venerdì 9 novembre si terrà un seminario su otto esercizi Qi Gong dalle ore 9:30 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 17:30 circa. La sede è la "mia" palestra Kwoon Kung Fu Wu Yinsu a Milano, via Paisiello, 16.

Per maggiori informazioni, contattate la segreteria. Sono molto gentili.

Monday, October 22, 2007

un milione di firme europee per la disabilità

Ho firmato perché la discriminazione della disabilità in Europa diventi storia passata. Pur non toccandomi direttamente, sono sensibile al tema (ho avuto ed ho esperienze con i disabili). Le cose che si chiede all'Europa sono molto sensate:

* istruzione per tutti
* pari trattamento nell'impiego
* protezione sociale, che include anche la sicurezza sociale
* vivere indipendentemente nella comunità sociale e poter scegliere rispetto alla propria vita
* accesso alla sanità e alle cure a lungo termine
* accesso a beni e servizi
* accesso alla cultura, al tempo libero e allo sport
* accesso al trasporto pubblico
* accesso alle infrastrutture pubbliche
* un sistema di comunicazione e informazione accessibile
* bandire i concetti discriminatori e stereotipati riguardanti le persone con disabilità
* accesso paritario al voto e partecipazione alle campagne elettorali
Scaricate la dichiarazione completa, leggetela e poi firmate.

Non è una firma invano.

Sunday, October 21, 2007

La migliore orata all'acqua pazza della mia vita...

..l'ho mangiata oggi a La Taverna di Giussano (via Piola 20), un ristorante amalfitano in Brianza dove si mangia il pesce da urlo e non si spende niente. Consigliatissimo!

P.S.
Così non pensate che se è uno è insulinoresistente deve per forza mangiare da sfigato. :-P

Thursday, October 18, 2007

Il forzato del kung fu

Non tutti sanno che sono (ero) donatore di sangue. Non mi piace parlarmi bene addosso, né fare troppa pubblicità a queste cose... Dico 'ero' perché all'alba delle "indagini", come c'è scritto sull'esame obiettivo, del 25 novembre 2005, sono stato sospeso dalla donazione. "Lei ha tutti i valori del sangue normali" mi disse il medico. "Però è in sovrappeso di una decina di chili." Io sapevo perché. "Ho smesso di fumare, e sono ingrassato." Il medico sospirò. "Lo so, e ha fatto bene. Però è la terza volta che sta male alla donazione di sangue, forse è intollerante o allergico a qualcosa. Potrebbe fare un controllo. Intanto, la devo sospendere."

Così è iniziato il mio calvario. Caparbiamente volevo tornare a donare, e volevo scoprire cosa c'era che non andava. Cercai informazioni sui test delle intolleranze, e trovai guglando il VEGA test e il DRIA test. Optai per il VEGA (fu un errore, perché scoprii più tardi che ha un alto livello di falsi positivi, rispetto al DRIA, per cui non lo consiglio), presso la dottoressa Rosanna Giuberti, che mi diede una cura azzeccata ma non mi spiegò adeguatamente perché ero intollerante a questo e non a quello (nota: le intolleranze si distinguono dalle allergie perché, a differenza di queste ultime, non sono permanenti). Era fine primavera del 2006. Cominciai una cura da cavallo. Tornai dopo l'estate a rifare il VEGA e dalle 36 intolleranze ero sceso a una dozzina. Non capivo ancora perché gli astici non andavano bene, e la Giuberti non fu in grado di farmelo capire.

Fa niente: ero dimagrito diversi chili, e proseguii. Al terzo incontro, primavera del 2007, ero soddisfatto, perché mi stavo sgonfiando come un pallone, e non metaforicamente. Avevo scoperto che il mio corpo era gonfio d'acqua e avevo perso quasi un chilo al mese. Ne avevo perso sette. Ma la Giuberti non era contenta, e cercava di convincermi a fare un idrocolon. Io, l'idrocolon proprio non lo volevo fare (cercate su internet cos'è e capirete perché). Cambiai medico.

Trovai, grazie al passaparola della mia maestra di Qi Gong, Dominique Ferraro, lo Studio Medico Perrone. Costa un occhio della testa, ma è di una professionalità rara in questo settore, e in un paio di sedute ti sistema per le feste, voglio dire, trova esattamente quello che ti serve. Avevo già perso un bel po' di chili, ma con la dieta della dott.ssa Perrone ho aumentato la mia produttività fisica e mentale notevolmente, così che le privazioni non si sono fatte sentire più che tanto. Lei segue un procedimento intelligente: le diete più rigide sono comunque di sei giorni la settimana, dove il settimo giorno devi mangiare quello che ti sei privato gli altri sei, così non perdi la capacità di digerirlo. Per farla breve, a giugno di quest'anno avevo una dieta di mantenimento di quattro giorni la settimana, che posso mantenere tutta la vita, volendo, senza neanche accorgemene. In un anno avevo perso quindici chili esatti, ero perfino un filo sottopeso.

Cosa ho eliminato? Oltre al lievito e al mais, lo zucchero raffinato (saccarosio, per gli amici), su cui vorrei spendere due parole in più. Eliminare lo zucchero ti fa scoprire cosa significa davvero il cibo dolce, come gli azuki o le mandorle, il saccarosio appiattisce tutti i sapori. S'intende: sia di barbabietola che di canna. Provate a dolcificare con il fruttosio, piuttosto, che è non raffinato (miele, agave, acero). Se pensate che la cosa non vi riguardi, andate a guardare gli ingredienti dei cibi sulle confezioni per una settimana, e scoprirete che lo zucchero raffinato è ovunque (se c'è scritto destrosio, è lo stesso), e ricordate che sono in ordine di percentuale. Se è al primo posto, non state mangiando qualcosa di zuccherato, ma zucchero con qualcos'altro. Questo tanto per essere chiari. Per chi è pronto per una lettura shock sui danni dello zucchero, consiglio di leggere un classico, Sugar Blues di William Dufty.

Il punto è che, il mese scorso, alla prova del nove, cioè la curva glicemica e insulinimica, una tortura che non consiglio a nessuno (si tratta di bere un beverone e farsi fare a intervalli regolari un certo numero di prelievi di sangue, così controllano come reagisce il tuo corpo a una botta di glucosio), il pancreas non è sceso di un millimetro. Ne è seguito un certo mio qual sconforto, perché mi sentivo bene, in salute, e non capivo perché il mio pancreas non fosse a posto come doveva. L'unica cosa che non andava bene è un dolore continuo al piede sinistro, questo da giugno.

Per questo dolore al pied sono andato da un medico tradizionale cinese, il dott. Zha, insegnante di tuina (massaggio tradizionale cinese), agopuntore e docente all'associazione MediCina (vedi Fondazione Matteo Ricci). Dopo tre sedute di agopuntura piuttosto forti, il dolore mi è passato, ma dopo un po' è tornato. Diagnosi del cinese: lei ha il sistema endocrino sballato, specie a livello del pancreas e del rene. Ah.

Per quanto riguarda il mio pancreas, lui è stato chiaro: devo dimagrire ancora, ma non con l'attività fisica, perché il mio sistema endocrino è sballato e non posso farci niente se non fare molto, molto sport. Altrimenti divento diabietico. Il responso non mi ha fatto per niente felice, così ho cercato un riscontro indipendente.

Sono andato allora dalla dott.ssa Maura Arosio, professore associato all'Università di Milano di endocrinologia e diabetologia, la quale mi ha detto che io ho fatto tutto quello che potevo con la dieta e che il peso adesso va bene, solo devo fare più sport. Lo stesso che mi ha detto il dott. Zha.

Ma che diavolo ho? Si chiama sindrome metabolica, ed è causata dall'insulino-resistenza, una predisposizione genetica, nel mio caso ereditata da un nonno, che aveva il diabete mellito (preoccupatevi solo se non riuscite a dimagrire abbastanza neanche con una dieta robusta e avete uno o più parenti con questo tipo di diabete). In sostanza il pancreas deve lavorare dieci volte tanto rispetto a una persona normale per far funzionare il tutto.

Poche palle quindi: devo intensificare l'attività sportiva, un'ora al giorno di nuoto, corsa, o... kung fu. Sì, quello va bene. Meno male. Tiro un sospiro di sollievo: mi vedranno più spesso in palestra, perché così mi salvo dalla dipendenza da insulina, cosa che voglio assolutamente evitare.

Ce la farò?

Ce la metto tutta, tra cui contare i passi tutti i giorni. 6.000 passi più un'ora di allenamento intenso sono sufficienti per chiunque, sembrerebbe (alternativa: 10.000 passi, ma sono troppi, non sono mica un miles romano in marcia verso la Gallia...).

Per concludere, una nota leggera. Un mio simpatico amico mi ha consigliato Traineo per tenere sotto controllo il peso e incentivare la motivazione. Chissà se mi serve veramente...

Alla prossima puntata a dolore del piede veramente risolto :-P

Wednesday, October 17, 2007

Settimana dedicata al Cinema in Esperanto

A partire da lunedì 15 ottobre avrà luogo la settimana dedicata al cinema in esperanto o con riferimenti all'esperanto. Le proiezioni cominceranno alle ore 17:00. Lunedì 15 la proiezione sarà preceduta da una relazione del dott. Valerio Ari (Giorgio Silfer) sull'argomento. Si veda anche la pagina di wikipedia dedicata all'argomento. In effetti la scelta dei film lascia perplessi: cosa c'entra Babel (ottimo film, di cui ho già parlato qui)? Niente, se non molto indirettamente. Nessuno parla in esperanto, non ci sono scritte in esperanto, né l'esperanto ha alcun ruolo nella narrazione. Mah. La solita silferata.

Il film in programma sono:

* The great dictator di Charlie Chaplin
* Idiot's delight
* Incubus
* Babel
* El coche de pedales

Sede Università IULM, palazzo 5.

Visualizzazione ingrandita della mappa

Fonte (rimaneggiata): Nova Sento in rete

Tuesday, October 16, 2007

Lupus in Rails

A friend of mine, Fabio, told me that the English version of Lupus In Fabula, which I translated in Esperanto for the members of this own community (samlingvanoj) and of course for my own pleasure, is getting more and more popular among rubysts. Check this video out!

Monday, October 15, 2007

Thursday, October 11, 2007

A blurb book on a very special family


Every people interested in Shoah (Holocaust, if you prefer, even if this term properly indicates an offer to God) will be interested in Marian's book on her family, A Century of Love, formerly a trilingual wiki, now a printed book of the English original text, thanks to Blurb.

Highly recommended!

Friday, October 05, 2007

Ma che razza di soqquadro comune europeo...

A volte mi arrabbio proprio, e ho pure ragione. Sto aggiornando il mio curriculum vitae Europass e in particolare il Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue, che sta sotto "Capacità e competenze personali".

Orbene, la griglia di autovalutazione prevede diversi livelli: basico (A1 e A2); autonomo (B1 e B2) e competente (C1 e C2) per la comprensione (ascolto e lettura), il parlato (interazione e produzione orale) e infine per la produzione scritta. Il documento ufficiale che descrive questo quadro è di 264 pagine nel PDF in inglese sotto il nome di Common European Framework of Reference for Languages. Utile se dovete fare il vostro cv in inglse, per sapere che un Basic User A1 deve scrivere accanto ad A1 "Breakthrough" mentre per B2 "Vantage". E per l'italiano? Dov'è il PDF "Quadro comune europeo di riferimento per le lingue"? Ah, no, quello no. L'italiano lo compri. Non lo scarichi. Ecco cosa ho letto sul sito del Ministero della Pubblica Istruzione:
Il Quadro Comune Europeo di Riferimento è consultabile sul sito del Consiglio d'Europa in lingua inglese e in altre lingue. Puoi scaricare qui la griglia di auto-valutazione in italiano mentre l'intero testo é stato recentemente pubblicato, su licenza dello stesso Consiglio d'Europa, in esclusiva per l'Italia da RCS Scuola Spa - La Nuova Italia - Oxford University Press. Il volume può essere richiesto a La Nuova Italia - O.U.P. Ufficio Commerciale Via E. Codignola, 20 - 50018 Scandicci (Firenze) tel. 055.7590244 e-mail: ufficiocommerciale.scuola@rcs.it.

notate la "é" accentata sbagliata... Ma ci rendiamo conto? Meno male che questa informazione fondamentale l'ho trovata presso il Language Center di Santa Maria Capua Vetere, e per comodità e per sicurezza di tutti riporto qui la corrispondenza inglese-italiano-esperanto. Sì, la traduzione in esperanto esiste anche se non ha alcun valore ufficiale (vedi la pagina relativa di Wikipedia in esperanto).

A1 Breakthrough / Contatto / Unuaj paŝoj
A2 Waystage / Sopravvivenza / Elano

B1 Threshold / Soglia / Salto
B2 Vantage / Progresso / Flugo

C1 EOF: Effective Operational Proficiency /Efficacia / Proksime al la pinto
C2 Mastery / Padronanza / Pinto

Thursday, October 04, 2007

Adelante, foneros!

Altro che Telecom... BT si porta molto, molto avanti!

Leggi il comunicato sul FON blog

Monday, October 01, 2007

Multilinguismo nell'Unione Europea - questionario

Ricevo via posta elettronica e volentieri pubblico (c'è in tutte le 23 lingue dell'UE: EN DE FR BG CS DA EL ES ET FI HU IT LT LV MT NL PL PT RO SK SL SV):

Gentile Signora / Egregio Signore,

Ci permettiamo di contattarla perché ha recentemente partecipato ad un progetto europeo o manifestato in precedenza un interesse per la politica linguistica dell'UE.

Nel definire la sua politica e le iniziative da intraprendere per quanto riguarda il ruolo e l'importanza delle lingue all'interno dell'UE, la Commissione europea desidera tener conto delle opinioni e aspettative dei cittadini e delle organizzazioni specializzate. A tale scopo, è stata oggi aperta una consultazione on-line, alla quale la invitiamo a partecipare compilando l'apposito questionario disponibile al seguente indirizzo: http://ec.europa.eu/education/multiling/

La consultazione on-line si concluderà il 15 novembre 2007 e i risultati del sondaggio saranno resi noti nel primo semestre del 2008. Saremmo lieti se volesse inserire nel suo sito il link al questionario, oppure far circolare questa informazione all'interno della sua rete professionale.

Nella speranza che possa trovare il tempo di rispondere alle domande e nell'attesa di leggere il suo contributo, porgiamo distinti saluti
Harald Hartung
Capo unità per il multilinguismo
Direzione generale Istruzione e cultura
Commissione europea

Thursday, September 27, 2007

Instant self book publishing...


Thanks to Marian, who let me discover Blurb, a place where you can arrange your book and publish it. They print what they sell, you pay what you buy. A perfect gift for Christmas!

See blurberati blog for examples and comment, and take a tour to see the application (Windows and Mac, sorry Linuxers!).

Of course, to get an ISBN you should do an extra effort, if you want a real book.

When will Blurb localize itself? In Italian and Esperanto, of course?

Monday, September 24, 2007

I defended my PhD minor dissertation last friday...

I feel better as I successfully defended my PhD Minor dissertation on wikimaps. For this term I mean: "wiki + cognitive mapping", not geotagging of wikis, as others do.

I tried to convey my yearly experience in XP coaching of the Varese XP-UG, and a proposal to keep trace of the ubiquitous language you should establish among software development process actors before writing down user stories.

I appreciated the comments of my three external advisors, i.e. Eric Evans, the creator of DDD, Jeff Conklin, the author of dialogue mapping and George Brett, who works with him.

I've just published the revised version of my thesis, that takes into account the comments by the advisors, for the general public.

P.S.
Wikimaps is also a software in Rails, which needs a fe tuning to be fully workable by non-specialists.

Wednesday, September 12, 2007

Perché non usare più Yahoo, Flickr e affiliate

La protesta è iniziata a Giugno e riguarda Flickr, e si è diretta perché Yahoo in Cina ha permesso alle autorità di accedere ai dati personali di alcuni cinesi critici del regime che avevano un account Yahoo. Le prove fornite da Yahoo hanno fatto condannare almeno quattro cinesi dissidenti a pene severe e corporali.

Il caso più noto è quello del giornalista Shi Tao. Già nel 2004 nella redazione del suo giornale aveva letto a voce alta un ordine ufficiale di interdizione alla pubblicazione di notizie riguardo l'anniversario dei fatti di sangue di Tiananmen. Shi Tao usò la sua posta su Yahoo per avvisare le organizzazioni clandestine per la democrazia in Cina, e grazie alle prove di Yahoo nell'aprile 2005 è stato condannato a dieci anni di reclusione.

Nel Giugno 2007 la faccenda è ridiventata attuale, quando nell ariunione annuale degli azionisti di Yahoo, alcuni hanno proposto un cambiamento nella politica dei diritti umani della compagnia. La maggioranza ha rifiutato la proposta, e a seguito di questi molti utenti di Yahoo hanno cominciato a cercare alternative.

(fonte: Libera Folio)

Sunday, September 09, 2007

Nova framasonema simbolo por UEA

La nova jubilea simbolo de UEA, multe pli bela kaj profesia ol la tiel nomata melono, arigas la freŝon kaj novecon de komiksoj kaj la tradicio de framasonismo, la vera radiko de la zamenhofa ideologio, t.e. homaranismo --komparu ĝin kun la framasonaj Landmarks.

Interese, tio tute senintence similas al simbolo de pneŭmafonio, la vojo al la voĉo malkovrita de Serge Wilfart. Mi revidis Serge'on en Autun (Francio) kaj priparolis esperanton, kaj li ege scivolemis pri la verda lingvo. Jen la simbolo de pneŭmafonio:

Friday, September 07, 2007

Autun? Ma dove sei stato sempre in giro?!?

Ok, ho girato quest'anno... Per i piú curiosi che hanno tempo da perdere, ecco la mappa dei luoghi che ho visitato quest'anno. Dove ci sono icone di aereo, sono stato per lavoro, altrimenti per piacere (famiglia o amici).

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V-day: i meetup aggrillati spaccano...

...ma io non ci sarò purtroppo, perché sono a Autun, un'oscura cittadina della Borgogna con i bimbi... Posso solo esserci virtualmente! Dai che ce la facciamo a scuotere questo paese sonnolento!
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Saturday, July 28, 2007

My breakfasts in Chicago

I love bars. Wherever I go, I try to find a pleasant bar where to have a moment of relax: good design, good music, good food -- preferably organic. I have found an Argo Tea I really like, with vegan mufflins and blues in the air, next to the Water Tower, where NA-CAP is held.

Muglo, leĝera vorto por indiki...

Nune mi estas leganta 'Hari Poter kaj la Sanktaĵoj de la Morto'-n kaj enkapiĝis al mi ideo pri amuze indiki ne-esperantiston. kelkaj uzas la vorton 'gojo', kiu signifas tradicie nejudo, sed tiu vorto estas peze ŝarĝata.

Muglo estas angladevena kalkeo de muggle, kiu la Oksforda vortaro klarigas kiel indikante "an unimaginative or boring person" (malimagiva aŭ enua homo). Mi supozas, ke ĝi jam uzata en la neoficiala enesperanta traduko de la unua Hari-Potera libro.

Laŭ mi tiu neologismo povas klare kaj amuze indiki homon kiu (ankoraŭ) ne apartenas al la esperanta rondo, analogie al la distingo magiula/nemagiula mondo en Hari Poter. Analoge al la romano, esperantistoj vivas flanke al flank' de mugloj ofte sen percepto de ili kiel esperantistoj...

Krome la emfazo estas en la rego de la lingvo kiel praktika, konkreta kono, kiel magio en la mondo de Rowling, kaj esperanto estas iuspeca de magia lingvo, ĉu ne?

Thursday, July 26, 2007

Last.fm, la socia radio kiu rekonas nian muzikon...


Last.fm estas interesa ejo por aŭdi muzikon laŭ la preferojn de la kontribuintoj. Surprize, precize ĝi rekonas eĉ nian muzikon... Klopodu enmeti "Kajto" kaj vidu la rezultojn!

Around at Chicago during daytime...

This morning I was at the Art Institute of Chicago,a fter a beautiful walking in the Millennium Park.

The museum is really huge, and I was particularly pleased to see the exibition of photography by Sarah Hobbs and the major exibition of Jeff Wall.

Nice weather - a bit too hot, but nothing compared to Milan! Anyway, nice time spent before starting of NA-CAP conference.

Friday, July 20, 2007

Freemind 0.90 released! Close to my wikimaps...

As you can see in the picture, now with FreeMind you can add sticky notes to nodes -- something similar, but not equal, to the wikimaps concept I will defend next 9/11 in my PhD minor thesis.

Now it's time to go further with concept... competitors are getting closer and closer...

Firmiamo, firmiamo!

Lo so, il Non Più Bel Paese è allo sfascio, alla politica nessuno ci crede più... Siete stufi di firmare per i referendum... E fate bene. MA dobbiamo dare uno stop a questa politica. Di vecchi decrepiti inchiodati alle poltrone che ci stanno facendo fuori il nostro futuro. Politici che vivono fuori dal tempo e dallo spazio. La loro massima aspirazione è andare da Bruno Vespa, ci rendiamo conto? Sono lontani dall'Italia reale.

Buffo che ci sia più politica reale nel Paese virtuale (per dirne una, il Vaffanculo day) che nel Paese reale, no? Proviamoci allora, la censura sui blog è già partita, lo sappiamo tutti. Dobbiamo muoverci.

Mancano pochissime firme... Dài che ce la facciamo a sbloccare questa situazione! La legge elettorale è una porcata, che però va bene a tutti (i partiti). Ma fa male a tutti (noi cittadini).

Fatevi un giro su Referendumelettorale.org, e decidete. Ma fate in fretta. Manca pochissimo!

Amici italiani all'estero, potete firmare anche voi!

Wednesday, July 11, 2007

Bigino sulle agilità


L'amico Gabriele ieri sera -- in una bella serata con Fabio e Matteo a proposito della ESSAP mi ha consigliato un bigino sulle agilità, ovviamente in inglese, intitolato Essential Skills for Agile Development (ESAD).

Da comprare su Amazon e da scaricare su AgileSkills.org

Monday, July 09, 2007

Remembering XP2007: Frictions/Creations

One of the most interesting moment at XP2007 was the workshop E held by two guys from France, Emmanuel and Bernard. Yes, the first thing worth to mention is the idea of Pair coaching, a belgian initiative that Yves Hanoulle hosts and manages, as Emmanuel told me.

The workshop was held as follows. Participants were divided in four groups (6 people each) and in two teams, Blue and Red. Each team has a group of Customers and a group of Developers. In the group of developers, there is a special person, called Observer, whose due is to track the evolution of the domain language among the Developer group. Developers were put in a different room from Customers (so, inside trading is possible, at last...).

The coach in the Developers' room gives the technology to the two teams -- see the photo to have a cue about it! -- while the coach in the Customers' room give the scenario to be modeled. Developers practice in the technology and Customers write mind maps and user stories about the domain to be modeled. End of the first pomodoro.

Before the second pomodoro, Customers can send an "email" (i.e. a paper sheet) to their Developers in order to explain the domain to be developed. The coach is the network pipe, they can't communicate otherwise with Developers. On the contrary, Developers should understand what to develop only through this very paper sheet. How difficult it was!

At the start of the third pomodoro, an email arrives from the Developers to the Customers in order to understand better what to do. Customers should finish their backlog (i.e.e give business proprities to stories) and can reply very quickly in a pomodoro, no more time. Now, coaches switches their rooms. In the fourth pomodoro a small retrospective is taken for Customers, while Developers should finish the first iteration having the user stories -- i.e. a workable implementation should be shown to Customers.

The following pomodoros are destinated to the working demo for each team and a general, final discussion among each team in order to have a better result for the second iteration -- better if taken with dialogue maps, guys, next time!

Final general retrospective all together: things that worked well, things that didn't worked well, mysterise (what didn't you understand) and new ideas to improve the workshop (meta-thinking).

This, more or less, is what I remember. I whould take it in the Varese XP-UG next year.

Thanks to Bernard and Emmanuel. Their company is named Octo Techology.

My favourite poster at XP2007...

At XP2007 I've seen a very nice poster: clear, informative, easy to understand. Look at it.

1. Some photos about the topic ("selling the invisible implies making it visible", as I learned there).

2. Key concepts with different colors, explicit relations.

3. Small paragraphs to be read without any given order.

Slideshare.net, bella idea per accademici e non

Ho appena creato la mia pagina su la mia pagina su Slideshare.net. È un'idea intelligente per lo stoccaggio di presentazioni e slide che dir si voglia... Ho provato a mettere qualcosa di già fatto, e il risultato non è malaccio. Bello il fatto che puoi mettere tutto nel tuo blog molto facilmente, così.

Le presentazioni fatte in LaTeX Beamer, va detto, perdono di navigabilità sull'esportazione in linea, che diventa brutale: vai o avanti o indietro. Inoltre, i tempi di scaricamento sono stranamente alti, ma questo suppongo sia un fatto passeggero. Il file che si esporta è identico all'originale, non subisce manomissioni di sorta.

Saturday, July 07, 2007

Una pugno di strane Sirene...

Insolito, questo romanzo di Laura Pugno: fantascientifico postcyberpunk e distopia da un lato, ecologista filo-vegano dall'altro, inquietante nella sua scrittura dal sapore di "sushi freddo", per citare la moglie del Deckard di Blade Runner, scritta di getto, d'urgenza, eppure precisa e ordinata alla giapponese.

L'autrice era stata ospitata su Farenheit (Radio Tre), ero come raramente mi capita in macchina per Milano e ho dovuto comprare questo romanzo il giorno stesso. E leggermelo. Praticamente tutto d'un fiato. Risultato: qualsiasi tipo di pesce, in particolare il tonno, e le mie amate alghe giapponesi, mi sono risultate nauseabonde per un mese. Perché? Perché la Pugno - nomen omen - tira mazzate al piacere maschile, e a tutte le concezioni essenzialiste dell'umanità... cosa distingue l'essere umano dalla sirena, se essa è dotata di linguaggio? Come ci ricorda Dawkins ne The God Delusion, non esistono barriere naturali nell'evoluzione. E le sirene di Laura Pugno sono una versione letteraria di questo concetto.

Non so se consigliarlo... è un libro a suo modo molto, molto pericoloso.

Thursday, July 05, 2007

Take the occasion to practice aikido...

At the opposite side of the Earth (relating to Italy) Sensei Koretoshi Maruyama takes a seminar in Brisbane. I met him some time ago and it was an inspiring experience.

Take the occasion, if you happen to be somewhere next...

Saturday, June 30, 2007

Connessione ovunque negli States

East Lansing, Michigan sarà una cittadina piccola della provincia degli Stati Uniti, è vero, ma come vedete la connessione internet viene considerata un diritto fondamentale della res publica.

Sono troppo stanco per poter fare qualcosa di serio... così mi connetto e sistemo lavoretti di piccolo calibro. Quello che voi non sapete è che mi trovo sul Michigan Flyer shuttle, un pulmino che mi porterà all'aeroporto di Detroit per tornare a casa, e -- ebbene sì! -- sono connesso.

Sul pulmino, avete capito bene.

Normale, no?